La storia del Brigante Mastrili
Tutto nasce da una storia, la storia di Giuseppe Mastrilli, conosciuto anche come Peppe Mastrilli, un brigante che terrorizzò Terracina e la campagna romana nella seconda metà del Settecento. Le sue gesta sono diventate leggendarie, mescolando realtà e fantasia.
La sua attività di brigantaggio si è svolta principalmente nella campagna romana e nel Lazio meridionale, tra Terracina, Sonnino e Sezze. Tuttavia, la sua fama era tale che la sua leggenda si diffuse in diverse zone d'Italia, tra cui il Veneto. Molte storie popolari lo associano a luoghi specifici del Veneto, dal Monte Baldo alla Lessinia, anche se non ci sono rimaste testimonianze scritte nella zona. Come spesso accadeva a Recoaro, come in molte altre zone montane e contadine, ci si tramandava verbalmente storie e leggende, facendole così diffondere nel tempo e tra regioni.
Mastrilli proveniva da una famiglia onesta e benestante.
La sua vita cambiò radicalmente a seguito di un evento tragico: l'uccisione del fratello da parte di un nobile locale.
Divenne un brigante per vendicare la morte del fratello e per sfuggire alle ingiustizie dello Stato Pontificio.
La figura di Mastrilli è controversa: alcuni lo considerano un eroe popolare, altri un bandito sanguinario.
Era conosciuto per la sua audacia e la sua abilità nel combattimento. Per chi lo considerava un eroe, era visto come un Robin Hood all'italiana: la sua banda terrorizzava i ricchi e potenti, distribuendo il bottino ai poveri. Tuttavia le sue azioni includevano furti, rapimenti e omicidi.
Nonstante questa ambiguità, divenne un simbolo di speranza per le classi oppresse.
Venne catturato e condannato a morte nel 1750, e la sua testa venne mozzata e esposta come monito a Sonnino.
Da allora la sua leggenda continua ad alimentare leggende e canzoni popolari, e la sua storia è stata raccontata in libri e film.
Alcuni briganti minori, ispirandosi alle sue gesta, hanno probabilmente operato anche in Veneto, utilizzando il suo nome (storpiato, togliendo la doppia consonante, non in uso nel dialetto locale) per le loro scorribande: da qui, "la storia del brigante Mastrili" (con una sola "l").

