Decine e decine di quintali di legna, una volta tagliate lungo le dorsali e presso le vette del monte, vengono portate a spalle sulla piazzuola dove, accatastate, formeranno a poco a poco la carbonaia.
L'enorme cupola è pronta: ora non resta che coprirla con un primo morbido strato di zolle erbose, diversi quintali di zolle preferibilmente muschiate che non sempre sono vicine alla piazzuola.
La terra più adatta alla piazziola è quella già "fatta" da altre carbonaie, dopo anni ed anni dove i padri e i nonni ebbero la loro. Uno spesso strato di questa terra formerà la parte del forno.
Tolto il palo centrale ed appiccato il fuoco nel foro, la carbonaia comincia a fumare. Il carbonaio appezza continuamente la legna per "imboccare" la carbonaia mai sazia: lavoro senza tregua.
La carbonaia sta per essere "cotta". Tappato il foro centrale e praticati molti piccoli fori alla base per assicurare la combustione completa della legna, la carbonaia manda i primi messaggi di fumo.
Ecco l'ultimo dei 15 giorni di fatiche. Spenta e coperta la carbonaia, se non vi sono molti "crudini" da ricuocere, non resta che imballare il carbone da portare a spalle fino a valle.

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